Citazione

Novecento

Tornatore

“La terra è una nave troppo grande per me.
E’ un viaggio troppo lungo.
E’ una donna troppo bella.
E’ un profumo troppo forte.
E’ una musica che non so suonare…”

  • TITOLO ORIGINALE: “La leggenda del pianista sull’oceano”
  • REGIA: Giuseppe Tornatore
  • SCENEGGIATURA: Giuseppe Tornatore
  • DAL MONOLOGO “Novecento” di Alessandro Baricco
  • MUSICHE: Ennio Morricone
  • PRODUZIONE: ITALIA 1998
  • DURATA: 160 minuti
  • Tratto da un monologo teatrale scritto nel 1994 da Alessandro Baricco, “La leggenda del pianista sull’oceano” racconta la storia astratta e complessa di “Novecento”, pianista eccezionale, nato il primo gennaio del 1900, mai sceso sulla terraferma, che trascorre tutta la sua esistenza a bordo del transatlantico Virginian, intrattenendo i ricchi in viaggio e gli emigranti che sognano l’America.
    Un kolossal da più di quaranta miliardi di vecchie Lire, con ben diciannove set allestiti a Roma (Cinecittà) e undici nel porto di Odessa, con almeno 75 componenti della troupe, un numero spropositato di comparse, due anni e mezzo di lavorazione e due ore e quaranta di pura arte teatrale trasposta sul grande schermo da Giuseppe Tornatore, al quale va riconosciuto un vero e proprio atto di coraggio nel regalarci questo capolavoro del cinema italiano.
    In fondo il “mito” del grande pianista non è mai esistito; esiste solo l’uomo, l’uomo che diventa una leggenda…
    La meravigliosa colonna sonora è stata scritta dal grande maestro Ennio Morricone composta da quasi una trentina di brani magistralmente interpretati dalla famosa pianista Gilda Buttà.
    Uno dei brani da segnalare si intitola “The Crisis” ed è stato utilizzato come sottofondo musicale in una delle scene più magiche del film di Tornatore. Ma la caratteristica che rende unico questo brano è la presenza di una “dissonanza ritmata” inserita intenzionalmente e ripetuta ogni quattro accordi. La straordinaria capacità del maestro Morricone di evidenziare alcuni stati d’animo di un personaggio attraverso un particolare sottofondo musicale raggiunge il culmine nel film di Tornatore. Sembra che il maestro abbia lavorato un anno intero per creare ed arrangiare le musiche di questo film.

  • LE SCENE DI RILIEVO:
    L’arrivo al porto di New York e l’avvistamento della statua della libertà nella scena introduttiva.
    La danza del pianista e del suo amico Max al ritmo delle onde dell’oceano, seduti sul seggiolino di un pianoforte senza freni che scivola sul pavimento del salone di prima classe.
    Il duello musicale tra “Novecento” e “l’inventore del jazz”, Jelly Roll Morton; una sfida all’ultima nota, dove il tempo viene scandito da una sigaretta che si consuma.
    Il ritrovamento di “Novecento” e l’addio al suo grande amico Max

  • ALCUNI PASSAGGI CELEBRI:
    • “Non sei fregato veramente
      finché hai una buona storia e qualcuno a cui raccontarla”
    • “Quello che per primo vede l’America.
      Su ogni nave ce n’è uno;
      e non bisogna pensare che sia il caso,
      o una questione di diottrie.
      E’ il destino…
      Quella è gente che da sempre
      aveva già quell’istante stampato nella vita;
      e quando erano bambini
      tu potevi guardarli negli occhi,
      e se guardavi bene… già la vedevi!
      L’America!”
    • “Quando non sai cos’è… allora è jazz!”
    • “Quando cade un quadro,
      quando ti svegli un mattino e scopri che non la ami più,
      quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra,
      quando vedi un treno e pensi – Io devo andarmene da qui -,
      quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio,
      quando una sera, in mezzo all’oceano,
      novecento… alzò lo sguardo dal piatto,
      mi guardò negli occhi, e…”
    • “Non era quello che vidi che mi fermò; era quello che non vidi.
      In tutta quella sterminata città c’era tutto tranne la fine.
      C’era tutto, ma non c’era una fine.”
    • “Ma se io salgo su questa scaletta e davanti a me si srotola
      una tastiera di milioni di tasti.
      Milioni e miliardi, di tasti,
      di tasti che non finiscono mai e questa è la verità, che non finiscono mai,
      allora quella tastiera è infinita.
      E se quella tastiera è infinita,
      allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare.
      Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato.
      Quello è il pianoforte su cui suona Dio.
      Cristo, ma le vedevi le strade?!
      Anche solo le strade… ce n’era a migliaia,
      come fate voi laggiù a sceglierne una.
      A scegliere una donna,
      una casa, una terra che sia la vostra,
      un paesaggio da guardare, un modo di morire.
      Tutto quel mondo,
      quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n’e’.
      Non avete mai paura, voi,
      di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità,
      solo a pensarla?… A viverla…”